Scuola, la Ministra Giannini passa agli insulti. La protesta continua a montare e il 5 maggio le piazze si riempiranno

Mentre ancora non si è spenta l'eco della protesta di venerdì scorso per respingere la quale la ministra Giannini ha parlato di “squadrismo”, si è già messa in moto la macchina organizzativa dell'altro sciopero della scuola, quello a cui parteciperanno i principali sindacati confederali - Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal, Gilda-Unams, tornati insieme per la prima volta dai tempi del governo Berlusconi - e indetto dai Cobas per il 5 maggio. I promotori prevedono una serrata delle scuole e un fiume di docenti, Ata e dirigenti che si riverseranno su Roma, a piazza del Popolo, ma anche in piazze di Milano, Bari, Cagliari, Palermo. E anche in località dove non sono segnalate manifestazioni ufficiali la voce del dissenso si farà sentire: gruppi auto organizzati di docenti, con un tam tam sul web, stanno invitando a flash mob pacifici e colorati al motto di "Nessuno resti a casa".
Intanto l'Invalsi (Istituto per la valutazione del sistema dell'istruzione) pensa al rinvio dei test, in calendario da mesi per il 5 maggio (prova preliminare di lettura per la II primaria e prova di Italiano per II e V primaria), data scelta non casualmente dai sindacati. La decisione ufficiale sullo slittamento delle prove sarà presa oggi. Un posticipo potrebbe riguardare anche la prova di Matematica sempre in II e V primaria, prevista per il 6, mentre i test per le Superiori (12 maggio) non dovrebbero subire variazioni.

Quel che pensa delle contestazioni il ministro Giannini lo ha detto senza mezzi termini in un'intervista rilasciata il giorno successivo alla pesante contestazione di cui è stata bersaglio alla Festa dell'unità di Bologna: "da una parte abbiamo una maggioranza di docenti abulica e dall'altra una minoranza aggressiva che strilla", " le proteste di questi giorni sono un canto stridente, il sindacato si è arroccato su posizioni che non guardano al merito", "ho l'impressione che alcuni insegnanti preferiscano restare in un contesto di scelte opache". Il ministro ha aggiunto pure, parlando delle modifiche al ddl che si stanno decidendo in commissione, che il governo è d'accordo con i cambiamenti che migliorino la Buona scuola, che in ogni caso a "metà giugno" sarà legge. Le parole usate da Giannini hanno provocato la reazione negativa di Stefano Fassina (Pd), Nicola Fratoianni (Sel) e Roberto Speranza (Pd). 
In Parlamento comunque si va avanti. Da domani in commissione Cultura alla Camera il lavoro avrà ritmi serrati fino al ponte del Primo maggio: da esaminare c'è una pila di 2.400 emendamenti. Se tutto fila liscio il dibattito in aula potrebbe cominciare l'11 maggio. Considerando che nell'ultima settimana di maggio le Camere probabilmente lavoreranno a ritmo ridotto a causa della concomitanza con le elezioni regionali e amministrative, l'approvazione definitiva da parte del Senato non potrà arrivare prima della metà di giugno come peraltro anticipato dalla stessa Giannini. Poi ci saranno i tempi tecnici per la pubblicazione in Gazzetta e quindi l'entrata in vigore potrebbe coincidere con la fine del mese di giugno. Tempi che, secondo gli addetti ai lavori, inducono a pensare che una bella fetta di riforma (albi territoriali compresi) sarà di fatto rimandata all'anno scolastico 2016-2017.