JOBS ACT E ART: 18 - ORTALE (CPN/PRC): IN ITALIA SI LICENZIA, SPAZZANDO VIA MILIONI DI POSTI DI LAVORO.

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Roma, 31 ottobre 2014. La favola che ci vogliono continuare a raccontare, anche a colpi di manganelli sulle teste di lavoratori di terni che difendono solo il loro posto di lavoro, per coprire un restaurazione nei rapporti di lavoro tra padrone e lavoratore paragonabili a quelli dei signori delle ferriere, comincia giorno dopo giorno a sgretolarsi ed il giovane re resterà nudo. Non è vero che in Italia non esistono i licenziamenti per colpa del totem ideologico dell’art. 18. E’ vero invece il contrario: in Italia si licenzia moltissimo e negli ultimi tre anni sono almeno tre milioni i lavoratori spazzati via tra licenziamenti collettivi per chiusura stabilimenti, presunte ristrutturazioni aziendali ed esuberi, vedi ad esempio la macelleria sociale che da anni si abbatte sulla pelle dei lavoratori dell’Alitalia e del suo indotto. Ma chi la fa da padrone, in questa eliminazione costante dei lavoratori, è il licenziamento individuale, quello per giustificato motivo oggettivo, quello che isola facilmente il lavoratore e che troppo spesso non viene controllato dal giudice. Mentre la percentuale di licenziamenti per motivi soggettivi del lavoratore (rubava in azienda, non rispetta i suoi obblighi contrattuali, si da malato ripetutamente, etc.) sono una percentuale irrisoria: appena il 3 % di tutti gli spazzati via dal ciclo produttivo. A dirlo non è l’ultima cellula sovietica, infiltratasi da qualche parte a rubacchiare dati, ma il Sistema permanente di monitoraggio della Riforma del mercato del lavoro del Ministero del Lavoro! A cosa serve, quindi, tutta questa cagnara contro e per abolire l’articolo 18?  Posto che con il Disegno di legge delega, con il Jobs Act, si arriverebbe a sterilizzare nei primi tre anni di vita lavorativa l’art. 18 in tutti i rapporti di lavoro, sia per un giovane che per un vecchio, lasciando le tutele crescenti alla scommessa di essere prima o poi stabilizzato dal datore di lavoro. Datore di lavoro che vedrà ulteriormente arrivare forti sgravi contributivi, per l’assunzione con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, per un periodo massimo di ben 36 mesi. Ma che non sarà di certo obbligato a farlo con questo testo all’esame alla Camera dei Deputati. E nulla prevede per vincolare almeno gli sgravi contributivi, fin 8.060 euro su base annua, alla continuità del rapporto di lavoro dopo i 36 mesi stessi. Su tutto questo stasera ci confronteremo a via Lorenzo Litta (ziona Primavalle), sede del Circolo PRC “Valerio Panzironi”, con un vasto numero di lavoratori, sindacalisti, compagni e disoccupati, per definire azioni e forme di lotta comuni che permettano la costruzione di un fronte ampio che possa decisamente scendere in campo per invertire lo stato delle cose presenti. Lo dichiara in una nota Claudio Ortale del Comitato Politico nazionale di Rifondazione Comunista.

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