Memoria

Anche se suscita in noi enorme sofferenza, è necessario tramandare la memoria dell' impensabile livello di barbarie e di ferocia animalesca a cui seppero giungere fascisti e nazisti nel corso dell’occupazione di Roma - Il sacrificio di Maurizio Giglio -

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Molti non sanno che la caserma delle Volanti della Polizia di Stato a Roma, in via Guido Reni, è intitolata ad un eroe della Resistenza romana, Maurizio Giglio. Nato il 20 dicembre 1920 in una famiglia della borghesia della Capitale, con un padre dirigente dell'OVRA, il servizio segreto del regime fascista, diplomato al liceo “Terenzio Mamiani” laureato in giurisprudenza, volontario allo scoppio della seconda guerra mondiale, fu destinato al fronte greco-albanese dove fu decorato con una medaglia di Bronzo al valore Militare e dove, posto di fronte al disastro dell'esercito italiano sulle montagne della Grecia, iniziò a prendere coscienza del vicolo cieco nel quale il regime mussoliniano fascista aveva gettato l’Italia. Tornato a Roma, con il grado di tenente, Giglio l'8 settembre combatté alla testa dei propri uomini, e di altri volontari civili negli scontri a Porta San Paolo. Dopo la resa di Roma, si diresse al Sud, per mettersi a disposizione del Regio Esercito.

Ci è giunta oggi la notizia della morte di Mario Miegge, professore di Filosofia Morale prima all'Università di Urbino e poi a Ferrara. I Comunisti di Primavalle lo conobbero quando collaborò alla redazione dei "Quaderni Rossi"di Panzieri.

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Ci è giunta oggi la notizia della morte di Mario Miegge, professore emerito dell’Università di Ferrara in cui ha insegnato Filosofia teoretica e Filosofia delle religioni. Mario Miegge era nato ad Aosta nel 1932, figlio di Giovanni,  pastore e teologo protestante e autore di una bellissima biografia di Lutero  e di Ellen Pons nata negli Stati Uniti da genitori originari delle Valli valdesi ove tornò in giovanissima età. Si laureo alla "Sapienza" a Roma e poi Il Professor Miegge nel 1965 ottenne la libera docenza in Filosofia morale, insegnò prima a Urbino e poi a Ferrara. La scomparsa di Mario Miegge segna un gravissimo lutto per la cultura filosofica del nostro paese.  Uomo di straordinaria cultura (ma sul serio però) e umanità, è stato un autentico punto di riferimento e un vero Maestro di Filosofia per allievi e colleghi, dell'Università ferrarese.

15 Marzo 1944 - Per non dimenticare (e noi non dimentichiamo!) - La Resistenza romana. Il ferroviere Michele Bolgia, l’angelo del Tiburtino.

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Il 14 marzo di 70 anni fa, pochi giorni dopo l'azione gappista di Via Tomacelli, nel corso di una retata fu catturato, dalla polizia nazi-fascista, Michele Bolgia, appena salito sul tram n°8, avendo terminato il turno di notte alla stazione Termini, dove talvolta, lui, ferroviere, figlio di ferroviere, se necessario, veniva impiegato. La storia di questo eroe della Resistenza è stata narrata nel 2011 in un saggio del Capitano della Guardia di Finanza Gerardo Severino intitolato “Michele Bolgia, l'angelo del Tiburtino” edizioni Chillemi e da Felice Cipriani che lo ha citato a lungo nel suo libro «Roma 1943-1945 Racconti di Guerra e Lotta di Liberazione» (2009).

Il 14 marzo di tanti anni fà, era il 1972, moriva Giangiacomo Feltrinelli. E noi giovanissimi come eravamo, ci riconoscemmo subito nelle parole di Leo Valiani

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« Feltrinelli agiva in perfetta buona fede e con disinteresse totale, che meritano il massimo rispetto, nella sua evoluzione politica cospirativa, sboccata nel sacrificio personale di un uomo che credeva nell'imminenza di una reazione fascista in Italia » (Leo Valiani). ll 14 marzo 1972 muore a Segrate, nei pressi di Milano, Gian Giacomo Feltrinelli, militante dei Gruppi d'Azione Partigiana.Il corpo venne trovato il giorno dopo sotto uno dei tralicci dell'AEM, dilaniato da un'esplosione. Dalla carta d'identità risultò chiamarsi Vincenzo Maggioni, solo ventiquattr'ore dopo il rinvenimento gli inquirenti riuscirono a stabilirne la vera identità. Da subito si scatenò un grande dibattito sulla morte dell'editore. La tesi dell'omicidio fu sostenuta a caldo da un manifesto firmato da Camilla Cederna ed Eugenio Scalfari. 

Per non dimenticare: i primi 15 giorni di Marzo del 1944 nella capitale.

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Per  riaffermare la propria presenza nella capitale la Federazione del PFR (Partito Fascista Repubblicano) ebbe la brillante idea di celebrare il 10 marzo del ’44 l'anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, con  una manifestazione dei Gruppi d’Onore e Combattimento e della G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) per le strade del centro, dalla Casa dei Mutilati, in piazza Adriana fino al Vittoriano. La celebrazione da parte dei fascisti di uno dei padri del risorgimento e del pensiero democratico repubblicano apparve ai più come una provocazione. Il corteo dei fascisti, ideato e guidato dal Federale Pizzirani,  partì la mattina in direzione di via Tomacelli, ma a metà strada ad attenderlo, nascosti dietro i chioschi in Piazza Monte d‘Oro,  c’erano i GAP.

Roma sotto le bombe. Per non dimenticare. il 12 marzo 1944, una folla immensa di romani, più di centomila, si radunò in piazza S. Pietro per ascoltare l’omelia del Papa Piò XII, trasformandola, in una manifestazione contro fascisti e nazisti occupanti.

Dopo lo sbarco di Anzio la “finzione” di Roma “Città aperta” non riuscì più a nascondere il ruolo decisivo dal punto di vista militare che la capitale stava svolgendo a sostegno del fronte sud della guerra. A Roma erano insediati i centri strategici di comando tedeschi e della RSI, i depositi di armi, lavorano grandi fabbriche belliche, come a via Etruria e a via Flaminia. Per risparmiare carburante, senza girare attorno alla città,  le truppe, le autocolonne con i rifornimenti transitavano quotidianamente, giorno e notte, da Ponte Milvio a per le strade del centro,dirette al fronte di Cassino e di Anzio. Per questo i bombardamenti alleati sulla Capitale si fecero sempre più intensi, colpendo assieme agli obiettivi militari, case, scuole, fabbriche.La contraerea tedesca era quasi inesistente e gli allarmi suonavano spesso quando le bombe già cadevano.



Niente è come sembra. Il filosofo Manlio Sgalambro non è morto a 90 anni a Catania la scorsa notte come riportato da tutti i principali lanci d’agenzia di stampa, ma ha semplicemente attraversato “la porta dello spavento supremo”.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.


Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
attraversano il mare.

5 Marzo 1943 Torino ore 10: inizia nell'officina 19 lo sciopero degli operai della Fiat Mirafiori. Cominciano gli scioperi operai del marzo 1944.

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Lo sciopero generale attuato nel Nord Italia dall’1 all’8 marzo 1944 costituì l’atto conclusivo di una serie di agitazioni cominciate, in forme e modalità diverse, già nel settembre 1943, all’indomani della costituzione della Repubblica Sociale Italiana e dell’occupazione tedesca, e sviluppatesi soprattutto nei mesi di novembre e dicembre.


Lo sciopero del marzo 1944 presentò tuttavia una sostanziale novità. Esso fu infatti caratterizzato da una precisa matrice di natura politica, mentre le precedenti agitazioni, seppur non prive di risvolti politici, erano state attuate sostanzialmente in un’ottica di tipo economico-rivendicativo e avevano avuto come scopo primario il miglioramento sia delle condizioni salariali, attraverso la richiesta di aumenti, sia della situazione alimentare.

Per non dimenticare: 3 marzo del '44 muore davanti alla caserma del LXXXI° reggimento di fanteria in viale Giulio Cesare, Maria Teresa Gullace. Ammazzata come un cane da un maresciallo nazista.

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Il 3 marzo 1944 un maresciallo tedesco uccideva Maria Teresa Gullace, di 37 anni, madre di cinque figli ed in attesa del sesto. La sua colpa era quella di partecipare ad una manifestazione organizzata dai GAP romani per chiedere notizie degli uomini rastrellati nei giorni precedenti, tra i quali c'era suo marito, portati alla caserma del LXXXI° reggimento di fanteria in viale Giulio Cesare e destinati al lavoro coatto in Germania o sul fronte di guerra, soprattutto ad Anzio.

Il maestro Mario Lodi. Mario Lodi, maestro, scrittore e straordinario pedagogista, è morto domenica 2 marzo nella sua casa di Drizzona (Cremona).



Mario Lodi, maestro, scrittore e pedagogista, è morto domenica 2 marzo nella sua casa di Drizzona (Cremona). Il funerale si svolgerà martedì 4 marzo alle ore 15 nella chiesa di Drizzona. Di seguito, un articolo sulla Casa delle arti e del gioco dedicata alla pedagogia e al pensiero di Mario Lodi. Sotto la foto, un messaggio diffuso in rete da Luciana Bertinato, maestra e amica di Mario Lodi  e la bellissima lettera di Mario Lodi agli insegnanti del 2010

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I Comunisti di Primavalle piangono la Morte della pittrice Carla Accardi. astrattista, femminista, fondatrice del Gruppo Forma 1 di ispirazione marxista. Tra le pioniere del femminismo in Italia, fece parte con Carla Lonzi del gruppo "Rivolta Femminile"

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Carla Accardi, una delle massime esponenti della pittura astratta del dopoguerra, e non solo sulla scena italiana ma di livello ineternazionale, è morta alla soglia dei 90 anni, che avrebbe compiuto a ottobre, all'ospedale Santo Spirito, a Roma. Nata a Trapani nel 1924, dopo il diploma al Liceo Ximenes di Trapani, si era trasferita a Palermo per gli studi all'Accademia di Belle Arti, conclusi nel 1947. Dal 1946 si trasferì a Roma dove frequentò l'Osteria Fratelli Menghi, noto punto di ritrovo per pittori, registi, sceneggiatori, scrittori e poeti tra gli anni '40 e '70, e con Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Concetto Maugeri, Perilli, Sanfilippo, sposato nel 1949, e Turcato, fonda il Gruppo Forma 1 di ispirazione marxista. E nel dopoguerra e negli anni 50 in Italia c'era un dibattito infuocato tra artisti di sinistra e politica, nella fattispecie il Pci e molti intellettuali che prediligevano il realismo in pittura come in altre forme espressive.

Oggi 20 Febbraio 2014 è morto Gianni Borgna, uomo di sinistra, intellettuale finissimo. I Comunisti di Primavalle lo conobbero tanti tanti anni fà quando giovanissimo fù nominato segretario della FGCI di Roma. E ora con dolore lo ricordano.

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Oggi all’età di sessantasette anni è morto Gianni Borgna, uomo di sinistra , straordinario intellettuale “ prestato “ alla politica, la sua più grande passione. Fù giovanissimo segretario della Federazione giovanile comunista di Roma e poi responsabile nazionale della Fgci. E' stato anche un buon amministratore pubblico. Assessore al Comune ha dato tanto a Roma, e alla cultura nazionale.  Ha sempre accompagnato la sua attività politica, da dirigente dei comunisti romani, allo studio e alla musica la sua seconda passione. Dopo essersi diplomato al Liceo classico Terenzio Mamiani ha proseguito gli studi laureandosi in Filosofia presso l’Università di Roma “La Sapienza”, della quale in seguito è diventato docente di Storia e Critica del Film. Nell’anno accademico 2008/2009 è stato titolare della cattedra di Sociologia della Musica all’Università di Roma “Tor Vergata”.

La data del 19 febbraio 1937, rappresenta per il popolo etiopico il “Giorno della Memoria” in cui sono state commesse atrocità terribili durante il periodo dell’aggressione e dell’occupazione da parte dell’Italia fascista (1935-1941).

Questa giornata è stata assunta a simbolo di tutti quegli anni in cui gli etiopi hanno dovuto subire sofferenze, sacrifici e lutti indimenticabili. Gli accadimenti di quel giorno e di quelli immediatamente successivi riguardano in particolare la spietata e diabolica rappresaglia scatenata dai fascisti per vendetta, in seguito ad un attentato, compiuto dai patrioti etiopi, contro il viceré Rodolfo Graziani ed altri gerarchi del suo seguito ed avvenuto nella capitale Addis Abeba occupata e martoriata.  Il 19–20 e 21 febbraio 1937 sono stati massacrati senza pietà alcuna più di 30.000 cittadini etiopi, quasi tutti civili, anziani, donne, bambini e mendicanti.

17 febbraio 1977 (ma che veramente Asor Rosa sia un Palindromo?)

Ed ero già vecchio (beh insomma vecchio avevo 22 anni)


quando vicino a Roma a Little Big Horn,


Capelli Corti generale ci parlò all'università,


dei fratelli "tute blu" che seppellirono le asce.


Ma non fumammo con lui, non era venuto in pace.                       E a un dio "fatti il culo" non credere mai.                         Coda di lupo _ F. De Andrè


E' il 17 febbraio 1977, il giorno scelto da Pci e sindacato per dare una sferzata che lasci il segno a quel movimento di estremisti che ha occupato la Sapienza di Roma.

“Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”. Oggi 12 febbraio 2014 se n'è andato anche il grande Freak Antoni la voce degli “Skiantos”. Era malato da tempo.

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Aveva ragione Lui “Dio ci deve delle spiegazioni “ era del '54 aveva un anno più di me. Se n'è andato questa mattina Roberto Freak Antoni, voce degli Skiantos e icona del punk e dell'ironia musicale italiane. L'artista, che avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 16 aprile, è scomparso nella sua Bologna spegnendosi dopo una lunga malattia.

I Comunisti di Primavalle ricordano piangendo, con le parole del Segretario del Partito Paolo Ferrero, il compagno Sante Moretti che non c'è più.

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E’ morto Sante Moretti, compagno da una vita, tra i fondatori di Rifondazione Comunista che non ha mai abbandonato. Sante è stato un grande dirigente sindacale e politico, attivo fino alla fine dei suoi giorni. Molti l’hanno conosciuto negli anni più recenti ad occuparsi di pensioni, di anziani e con l’attività dell’associazione articolo 3, che aveva inventato e messo in piedi. Ma Sante non ha avuto una vita semplice, in più fasi della sua vita ha subito una vera e propria persecuzione da parte dei fascisti, che arrivarono a decretarne la condanna a morte. Sante ha attraversato questo clima di odio e di difficoltà senza farsi travolgere: ha continuato a fare politica nel modo migliore per un comunista: dal basso, spiegando, discutendo, convincendo ed organizzando.

11 Febbraio 2014 - Dieci anni fa moriva Marco Pantani, e per noi il Pirata è sempre in rosa.

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Forse non era un santo ma per noi era un dio. Una volta lo vedemmo sul Carpegna la sua salita "di casa" ad un passo dal suo mare di Cesenatico, fino a San Marino niente di speciale. Ma da lì in avanti comincia il bello. Strade tranquille, tracciato nervoso. Con continui saliscendi. E qualche severa impennata. I nostri Appennini. La prima è quella che, passato Montemaggio, va su a San Leo. E da lì alla Madonna di Pugliano e al successivo valico. In una decina di chilometri si sale fin quasi a 1000 metri. Ma la salita più impegnativa non è questa. È la successiva. È quella che da Caturchio si arrampica sul Monte Carpegna. Nella parte iniziale non è molto ripida. È tra il 6 e l’8 per cento. Il tratto più duro arriva passato il paese di Carpegna. Sono sei, sette chilometri con pendenza media del 10 per cento. Gli ultimi due, fin sotto la vetta a 1360 metri sul mare, li chiamiamo il Cippo e sono i più ripidi, sul 12 per cento. In quel tratto Pantani utilizzava il 39 x 19/21.

Per non dimenticare: i partigiani di Bandiera Rossa il 2 febbraio il generale Maltzer diede ordine di eseguire immediatamente a Roma a Forte Bravetta la fucilazione di 11 partigiani, catturati e condannati il 28 gennaio, tutti appartenenti al Movimento.

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Irritato per le molte azioni dei partigiani, il 2 febbraio il generale Maltzer diede ordine di eseguire immediatamente a Forte Bravetta  la fucilazione di 11 partigiani, catturati e condannati il 28 gennaio, tutti appartenenti al Movimento “Bandiera rossa”: Enzo Malatesta, Romolo Jacopini, Filiberto Zolito, Bruno Bitler, Gino Rossi, Ettore Arena, Benvenuto Badiali, Quirino Sbardella, Augusto Parodi, Carlo Merli ed Ottavio Cerulli. Mai citato nei discorsi ufficiali dedicati alla Resistenza, sconosciuto per moltissimi cittadini romani, il Movimento Comunista d’Italia  (Mcd’i), più noto con il nome del suo organo di stampa “Bandiera Rossa”, è stata la formazione politica e partigiana a Roma più attiva, più temuta e per questo più tenacemente perseguitata  dai nazifascisti nei nove mesi dell’occupazione. I suoi militanti pagarono il più alto tributo di sangue ed i nomi dei suoi martiri figurano ancor oggi su tantissime lapidi delle strade romane.

Per non dimenticare. Fine gennaio '44 la repressione si intensifica verso la popolazione romana e la sua tenace resistenza.

Mentre la battaglia tra gli alleati ed i nazifascisti si svolgeva sanguinosa tra Aprilia e Cisterna, crebbe la rabbia dei nazisti verso la popolazione romana e la sua tenace resistenza. Si intenisficarono così i rastrellamenti di tutti gli uomini validi nelle strade. Il 31 gennaio con una gigantesca retata tra piazza Indipendenza, la Stazione Termini, Via Nazionale fino al Quirinale, i nazifascisti, al comando di Kappler, catturarono oltre 2000 uomini. Scartati vecchi e ragazzi, in rimanenti furono spediti a scavare trincce verso Anzio o deportati come schiavi nelle industrie tedesche nel circondario di Hannover. Il 1 febbraio Pietro Caruso, squadrista-fascista della prima ora, appena nominato capo della polizia di Roma, guidò personalmente un altro rastrellamento in via Nazionale ed in via Merulana catturando circa 200 uomini che, consegnati ai tedeschi, subirono la stessa fine degli altri  rastrellati.

30 gennaio del 1972 Bloody Sunday (in gaelico: Domhnach na Fola), letteralmente "Domenica di sangue"

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è il termine con cui si indicano gli eventi accaduti nella città di Derry, Irlanda del Nord, il 30 gennaio del 1972, quando il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili, colpendone 26. Fù una carneficina;  passò agli annali come una delle pagine più inquietanti della storia europea recente. Morirono in 14. Quasi tutti stavano fuggendo o aiutando i feriti, alcuni furono uccisi mentre erano a braccia alzate. Era il 30 gennaio del 1972, una domenica pomeriggio. Nella città di Derry, in Irlanda del Nord, durante una manifestazione per i diritti civili il Primo Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico sparò contro la folla di manifestanti colpendone 26. Ne morirono 14, quasi tutti molto giovani e disarmati.

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